Con questo articolo iniziamo a fare alcune considerazioni partendo da alcuni scritti del Dott. Carlo Barbieri.
Oggi parliamo di "CHI"

In un suo articolo, il Dott. Barbieri scrive:
L'ideogramma Qi esprime un elemento molto importante per la cultura orientale: l'energia.
Nella parte inferiore è rappresentato un chicco di riso, in quella superiore c'è il simbolo del vapore.
Insieme indicano il vapore che si sprigiona dal riso quando è cotto.
Considerando che il riso è il principale alimento delle regioni asiatiche c'è un riferimento alla produzione di energia che avviene nell'uomo a partire dal cibo.
Il concetto di vapore, di soffio, di energia immateriale è presente in molte culture antiche con nomi diversi: è il "ki" del Giappone, il "prana" induista, lo "spiritus" dei latini che traduceva la voce greca "pneuma", soffio vivificatore, a sua volta trasposizione dell'ebraico "rua": soffio creatore, respiro.
Nella cultura cinese il Qi permea ogni cosa.
E' responsabile del moto dei pianeti e della danza degli elettroni dell'atomo: tutto ciò che esiste è frutto della sua concentrazione in materia o della sua dissipazione in energia.
Dal punto di vista medico e della salute è indispensabile evitare di ostruirne il flusso: l'alterazione del Qi è causa di malattia e avviene quando seguiamo un'alimentazione sbagliata o ci allontaniamo dalle nostre emozioni.

Chi pratica Arti Marziali difficilmente non può aver sentito parlare di questo concetto.
Il concetto di qi, chi, ki, prana o come vogliamo chiamarlo sta alla base della pratica tradizionale delle arti marziali, oltre che essere il fondamento della medicina orientale ma in generale dell'intera cultura orientale.
Nel mio percorso come praticante ho sempre cercato il controllo, lo sviluppo e la canalizzazione del "chi", tanto più quando, con l'avanzare dell'età, ho preso atto del declino fisico-muscolare e ho cercato di sopperire con qualcosa che può essere sviluppato anche in vecchiaia.
Trovo interessante come l'analisi del Dott. Barbieri evidenzi due elementi importanti:
- il legame del "qi" con l'alimentazione e le emozioni
- la presenza di questo concetto anche nella cultura occidentale
Quindi per alimentare il nostro "chi" abbiamo bisogno di una corretta respirazione, di corretta e sana alimentazione oltre che una buona pratica delle arti marziali.
Ma anche le emozioni possono condizionare il flusso del nostro "chi" e quindi la nostra salute.
E' un punto a mio parere molto importante; da tempo verie correnti di pensiero attribuiscono alle emozioni una stretta correlazione con lo stato di salute: tanto più a questo punto è normale pensare che il nostro stato emotivo influenzi la nostra pratica e la nostra energia.
Sembra banale, ma spesso ce ne dimentichiamo.
E' facile per gli occidentali prendere una medicina, aiutarsi con degli integratori, con delle vitamine etc. etc. quando magari si potrebbero ottenere risultati più efficaci lavorando direttamente sulla causa dei nostri disturbi.
Ho trovato anche interessante questo articolo:
L'analisi dell'ideogramma del Ki consente di comprendere meglio i concetti che ne sono alla base. Esso è composto da due segni: nella parte inferiore è rappresentato un chicco di riso, cereale di grande importanza nell'alimentazione delle popolazioni orientali; in quella superiore sono indicati vapori, fumi, come per dare l'idea di qualcosa che dal chicco si eleva verso l'alto. Con questa chiave di lettura, il Ki ci appare come un'energia che permette la vita e il suo mantenimento.
Ma, secondo gli studiosi Bottalo e Beggio, c'è anche una chiave di lettura più sfumata e nello stesso tempo più complessa. I due segni, chicco di riso e vapori, rappresenterebbero due diverse modalità di manifestazioni presenti nell'Universo che ci circonda: l'una, il chicco di riso, chiaramente visibile e concretamente materiale e palpabile, l'altra, i vapori che si levano, una modalità meno palpabile e materiale, pur potendone comunque riconoscere e verificare l'esistenza. Questa seconda chiave di lettura, quindi, proporrebbe il Ki in tutta l'ampiezza concettuale che il pensiero cinese gli attribuisce. La traduzione letterale di questa parola in soffi appare comprensibile. I Soffi sono l'anima dell'Universo, lo animano e ne sono la vita. Appaiono nel libro della Genesi della Bibbia e nel concetto di Pneuma della filosofia greca. Nei testi della tradizione taoista si dice che il Tao generò il Vuoto che, a sua volta, diede vita all'Universo e ai Soffi. Di questi viene inoltre detto: "Ciò che fu chiaro e luminoso salì e divenne Cielo, quello che fu pesante e torbido si solidificò per formare la Terra". Quindi Soffi più leggeri e morbidi, Soffi yang, e Soffi più pesanti e fermi, Soffi yin.
E quest'altro:
Il vapore rappresenta l'elemento aria, io riso invece ha il significato di nutrimento e sangue.
Se estendiamo tali immagini al corpo umano ci troviamo di fronte alla rappresentazione di un processo di trasformazione, una sorta di alchimia interna che produce calore e crea energia ascendente. Il luogo dove tale fenomeno di concentrazione e trasformazione avviene è, per gli Orientali, l' HARA: una regione che si situa all'interno del corpo un po' al di sotto dell'ombelico.
Gli antichi, in effetti, avevano scelto per indicare il KI un simbolo che rappresentasse l'idea dell'energia e quindi lo vollero formato da due elementi universali: Il Caldo e il Freddo, uno In (Yin) Concreto, terrestre, manifesto: il Riso; L'altro Etereo Yo ( Yang), il vapore, l'aria, l'essenza.
(...)
Questa energia vitale, questo Ki è qualcosa di impalpabile, e ciononostante di terribilmente potente nei suoi effetti, nel Kime ad esempio si presume che la totalità dell'energia mentale e fisica vengano concentrate con tutta l'attenzione di cui uno è capace.
Per intenderci il Ki è per il praticante di Karate quello che è la polvere da sparo per il proiettile
Mi chiedo come mai i benpensanti del mondo "razionale" occidentale storcano il naso quando si parla di "chi" ma debbano ammettere a denti stretti l'efficacia di alcune discipline come l'agopuntura o lo shiatzu che basano tutto la loro metodologia sull'esistenza del "chi". Discipline che hanno avuto pieni riscontri sperimentali e che ormai affiancano a pieno merito le pratiche della medicina occidentale.

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