Meditazione in movimento

19 Gennaio 2014
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Le Arti Marziali tradizionali sono fortemente intrecciate con la meditazione.

Purtroppo spesso la meditazione viene presentata con toni mistici e i "maestri" nascondono le carenze della loro preparazione e delle loro capacità di insegnamento velando la meditazione con un alone di mistero.

Per quanto riguarda la mia esperienza, quando ero ancora un giovane allievo, mi spiegarono che la cosa essenziale per meditare era la posizione; tendere alla posizione del loto, se non ci si riesce tenere una posizione a gambe incrociate.

Le gambe, la schiena, il collo, le linee da comporre con il corpo; sembrava quasi che la preparazione fisica, la postura, fosse la cosa principale per imparare a meditare e tutto il resto venisse da solo.

 

posizionedelloto

 

Poi finalmente dissero di focalizzare la mia attenzione sulla respirazione; la posizione doveva essere la più corretta possibile, ma sarebbe stata una giusta respirazione che mi avrebbe avvicinato "all'illuminazione".

Continuavo però ad avere difficoltà a mantenere la posizione; feci un notevole passo in avanti quando scoprii che anche il seiza era considerata una posizione corretta per meditare; ho delle limitazioni fisiche che mi impediscono di essere "comodo" nella posizione a gambe incrociate e mi trovo decisamente meglio nel seiza, che dovrebbe essere in linea teorica più impegnativa. Ancora oggi uso il seiza come posizione per la mia meditazione serale.

 

seiza

 

Avevo sempre sentito dire che alcune pratiche come il tai chi chuan venivano definite "meditazione in movimento" ma ho stentato all'inizio della mia pratica a capire veramente il significato di questa definizione; pensavo che la "meditazione" arrivasse affinando la tecnica.

In realtà con il tempo ho scoperto sempre di più che la postura, la tecnica, l'impostazione devono progredire parallelamente al lato "interno" dellla meditazione. Ma possono progredire anche in maniera separata.

Lasciando stare il discorso della "illuminazione", controverso e per come lo intendo io non certo alla portata di tutti, ho imparato che la meditazione è un atteggiamento mentale che si può praticare anche in situazioni molto comuni.

Negli ultimi mesi ho preso l'abitudine di camminare; mi piace, mi fa bene fisicamente, mi aiuta anche mentalmente.

Oggi per esempio ho sentito proprio il bisogno di fare una camminata; certo, l'ambiente circostante poteva essere decisamente molto ma molto migliore!
Milano, giornata grigia, piovosa, piatta: partendo dalla zona di piazzale Piola dove abito, lo scorrere delle automobili era fastidioso, sebbene fosse domenica.

Quindi smog, rumore, pioggia insistente ma fangosa, grigiore; di certo un ambiente non adatto a liberare la mente.

Ma è quello che è accaduto, come altre volte: i pensieri prima si accavallano, poi piano piano scivolano via e subentra uno stato di incoscienza lucida, in cui il tempo perde parzialmente di significato.

 

sottolapioggia

 

E quindi anche camminare a Milano può acquistare valore. Certo, avrei preferito trovarmi al tramonto su una spiaggia caraibica o in cima ad una montagna all'alba; trovare l'ispirazione in certi luoghi "zen", ricchi di energia, è sicuramente più facile.

Ma dobbiamo adattarci a quello che la vita ci riserva; se ci riserva una tipica giornata invernale milanese, cerchiamo di ottenere lo stesso qualche, seppur minimo, risultato, svuotando almeno la mente mentre si cammina.

 

Quali possono essere i primi passi per cercare di superare ansie e preoccupazioni e placare la mente camminando?
- dedicare con assiduità almeno 30 minuti al giorno a voi stessi e alle vostre camminate, lasciando a casa telefonini e altre distrazioni
- se l'ambiente circostante è stimolante, aprire il proprio corpo alle sensazioni, osservando, percependo con il tatto l'aria, ascoltando i rumori; a Milano o in realtà simili, a volte è meglio fare l'opposto, mettendosi un paio di cuffiette con musica rilassante
- avere la consapevolezza e il controllo della propria respirazione, cercando di rallentarla e abbassarla
- liberare i pensieri, cercando non di imporsi si non pensare a nulla (errore grossolano) bensì cercando di non focalizzare la propria attenzione sulle preoccupazioni e sui problemi ma, se ci vengono in mente, lasciarli defluire come goccie di pioggia sul proprio corpo.

 

Attenzione ai TIR quando si attraversa la strada, un conto è svuotare la mente un altro è camminare con la mente tra le nuvole!

 

 

 

Ultima modifica il Martedì, 21 Gennaio 2014 08:13

Fabio CaniggiaAutore: Fabio Caniggia
Artista Marziale, Blogger e Consulente Informatico.
Per il resto, "Chi sono io" è la domanda esistenziale – il koan – per eccellenza e non posso certo rispondervi in 2 righe !

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