Quando un padre porta il figlioletto a fare Arti Marziali

23 Novembre 2012
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Prendo spunto da questo bellissimo articolo di Igor Salomone che mi ha fatto venire in mente le tantissime volte che ho visto un papà cercare di arrecare danno al suo figlioletto cercando di iscriverlo ad un corso di Arti Marziali.

babbofiglioL'Arte Marziale tradizionale non è fatta di cinture, di kimoni o di tutine cool.
Quando si porta proprio figlio ad iscriversi a qualche cosa, bisognerebbe accendere il cervello e chiedersi perchè lo si fa e quale è l'obiettivo.


Se l'obiettivo è far diventare proprio figlio famoso, farlo invidiare dagli amici, essere invidiato dagli altri papà, forse è meglio scegliere uno "sport" più in voga e che possa dare maggiori soddisfazioni: calcio, basket, pallavolo, cricket, lancio del tronco.

Se l'obiettivo invece e di sperimentare se la via delle arti marziali possa far del bene alla propria prole, aiutarla nella formazione, nella guida ed essere una esperienza di vita, non vedo come cinture, kimoni e in una certa misura anche le gare agonistiche possano essere una discriminante importante.

 

Riporto quanto letto in http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090113072205AAC3nTs da Shoda, che trovo molto interessante:

L'introduzione delle cinture è avvenuta in risposta al bisogno delle persone di avere dei riconoscimenti, ossia dalla mancanza di fiducia in sè stessi. Insomma una sorta di competizione a mio avviso sterile con le altre persone, come se essere detentore di titoli dati da altri potesse fare di te una persona migliore. Gli unici riconoscimenti che accetto e mi possono far piacere sono quelli di persone che mi conoscono e mi amano per quello che sono, non solo per quello che faccio.
E' l'essere che determina l'agire, non viceversa.
L'essere non è sottoposto al giudizio, l'agire sì e chi può realmente giudicare?
Una persona con un coltello in mano china su di un'altra è per forza un assassino, o un chirurgo che opera d'urgenza in un campo di battaglia?
Chiaramente la legge di mercato che sottosta alla domanda e all'offerta ha creato una formula per dare il "contentino" attraverso le cinture, gli esami fino a far pensare che la cinture siano effettivamente dei contenitori di "livelli marziali"..... e inoltre le paghi!
Inutile dire che le Am consistono nella consapevolezza delle proprie capacità e tale consapevolezza è una capacità che si acquisisce con il duro allenamento, la determinazione, ecc.... e nessuno può essere in grado di dirti quello che solo tu sai di te stesso.
Il Maestro è colui che ti indica la strada per la conoscenza, non è la tua conoscenza!

In realtà l'origine delle cinture è molto diversa, anche se è interessante il suo punto di vista.
Molte sono le storie sulle origini della cintura nera.
La più diffusa è quella del novizio di arti marziali che comincia con una cintura bianca ma che, con l’andare del tempo e la pratica negli anni, sporca la cintura che diventa prima marrone e alla fine nera quando ormai l’arte era perfezionata.
Fermo restando la forte metafora insita in questo folclore, non c’è nessuna base nella realtà.
Le cinture colorate non hanno mai fatto parte della tradizione di nessuna arte marziale antica.

In realtà le cinture nelle arti marziali sono state inserite in età moderna per altri motivi, prima in Giappone e solo in seguito altrove.
Quando l'insegnamento non fu più limitato ad un ambito ristretto, ma si rivolse alle masse, dovette cambiare anche il metodo di divulgazione, non più con un rapporto diretto, spesso 1:1, tra maestro e allievo; il maestro dovette cominciare ad insegnare a parecchie persone, dividendole in gruppi omogenei tra loro per "grado". Ecco come nacquero in principio i "gradi" e in seguito le cinture che definivano in maniera visiva evidente il gruppo di appartenenza dell'allievo.

Kano JigoroSembra che le cinture abbiano fatto la loro prima apparizione nello Kodokan Judo poco più di cent’anni fa.
Jigoro Kano fu il primo ad usare la cintura nera per distinguere gli allievi con una certa abilità.
Alla fine l'abilità o il grado dei Judoka cominciò ad essere denotata da cinture dal diverso colore legate attorno alla vita sul judogi.
Le cinture nere erano tradizionalmente portate da chi faceva competizioni, dal primo dan (shodan) al quinto dan (godan).
Una cintura rossa e bianca era portata da chi aveva ricevuto gradi per aver reso un servizio al Judo, dal sesto dan (rokudan), fino all'ottavo (hachidan).
Le cinture completamente rosse erano riservate a noni (kudan) e decimi dan (judan).

Per chi volesse maggiormente approfondire l'argomento delle cinture e dei gradi, vi rimando all'interessante e dettagliato articolo del dott. Don Cunningham, http://www.pasqualerobustini.com/cinture-e-gradi-nelle-arti-marziali-d-cunningham.html

Vorrei però riflettere su un particolare del pensiero del dott. Kano; secondo la sua dottrina filosofica non c'è limite ai progressi che si possono fare nel Judo, quindi se qualcuno avesse raggiunto un livello più alto del decimo dan, "avrebbe trasceso dai colori e dai gradi e sarebbe tornato alla cintura bianca”, una sorta di chiusura del ciclo del Judo, come della vita.
Ricordiamoci che il bianco ha sempre avuto un significato speciale, simbolico, nella cultura giapponese: riflette pulizia e sacralità fin dai tempi antichi. Quindi le cinture bianche potrebbero essere appropriate per riflettere l'innocenza e la purezza dei principianti. 
Un vero Maestro, quindi, con la "M" maiuscola, ad un papà intenzionato a testare il suo livello di conoscenza, risponderebbe con semplicità di essere una cintura bianca.
Un buon esempio in questa società dell'immagine e dell'apparire.

Vi lascio con un augurio di Buone Feste (sto scrivendo questo articolo il 26 dicembre 2012). Come dite ? Ho parlato solo delle cinture, tralasciando l'argomento kimoni e tutine cool?

TutineZelig
E' vero scusate; aggiungo allora un video, dedicato ai maschietti.

 

 

Ultima modifica il Sabato, 21 Marzo 2015 12:41

Fabio CaniggiaAutore: Fabio Caniggia
Artista Marziale, Blogger e Consulente Informatico.
Per il resto, "Chi sono io" è la domanda esistenziale – il koan – per eccellenza e non posso certo rispondervi in 2 righe !

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